Pellegrinaggi.

Doccia, shampoo e metto su il Levis di sempre, camiciola bianca, quella che avevo dimenticato tra il candore delle altre e sorriso sul viso. Appuntamento alle 11 am, sono sempre in anticipo quando si tratta di fatti ansiogeni. Risolvo, il vento fresco e la libertà, cammino, cammino per quei posti che hanno segnato il mio percorso universitario mentre il napoletano sguaiato si mescola all’inglese americanato. Il mio passo veloce è costretto a fermarsi di continuo, turisti col naso all’insù meravigliati di quella che per me è abitudine. Corro senza avere una meta, come se avessi un altro appuntamento, con la vita stavolta. Un saluto al Santo che comanda il Paradiso e via da Michele, perché da buona napoletana io stà pizza non l’ho mai mangiata.. ‘Quanti ne siete?’ Una, grazie! ‘Tu si che hai capito tutto della vita!’ Niente fila per me. Mi accomodo: alla mia sinistra un veneziano dagli occhi di ghiaccio diretto in Trentino al rientro dalle Eolie, di fronte una donnina rossiccia dai modi gentili, con la voglia di raccontarsi. Arrivano poi la psichiatra e il maresciallo dell’aereonautica, loro a breve andranno a viver in South Africa, tristi per la precarietà di un futuro che li porterà lontani da questa terra. A quel tavolo, mentre la folla fuori attendeva sotto il sol cocente, ho avuto la sensazione che nessuno fosse llì per caso, eravam tutti parte di un unico intricato schema alchemico.

Pellegrinaggi.

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